Francobolli

FRANCOBOLLI

UNA STORIASTORIA QUASI BICENTENARIA

A metà aprile del 1840, l’azienda londinese  Perkins Bacon & Petch iniziò a stampare i Penny Black, i primi francobolli della storia, che saranno emessi nel mese successivo

QUALCHE CENNOCENNO SUL PENNY BLACKBLACK

Il nome (ufficioso) “Penny Black” deriva dal colore e dal valore facciale.
Un esemplare di questa serie oggi può valere moltissimo. Il 12 gennaio 2024, il Corriere della sera ha scritto: «A febbraio il Penny Black […] verrà messo all’asta con un prezzo di partenza stimato tra 1.5 e 2.5 milioni di dollari».

Perché decisero d’inventare ii francobolli? francobolli?

Nel libro Post Office Reform: its Importance and Praticability, uscito nel 1837, Rowland Hill, politico e insegnante d’inglese, propose di far mettere sulla corrispondenza «un pezzo di carta sufficientemente grande da accogliere una stampa e coperto al retro da una sostanza glutinosa» e di farlo pagare al mittente. In anticipo.

Infatti, quando i francobolli non esistevano, di solito erano i destinatari a doversi accollare le spese del trasporto. Ma se non lo facevano e nessun altro aveva provveduto, i costi (elevati) ricadevano sull’amministrazione postale. Inoltre, il fatto di dover interagire con il destinatario poteva rallentare le consegne.
Anche prima di Hill, c’erano stati dei tentativi di risolvere questi problemi. Per esempio, nel XVII secolo, sir Henry Bishop, Amministratore Generale delle Poste Britanniche, nonché inventore dell’annullo postale, aveva avuto l’idea di far mettere sulla corrispondenza il Post Paid, un bollo a carico del mittente.

Il concorso

Nonostante l’opposizione del Duca di Wellington e del Primo Ministro Robert Peel, il 17 agosto 1839 il Parlamento varò la riforma del sistema postale di Hill, che non prevedeva solo l’introduzione dei francobolli.

Poco tempo dopo, indissero un concorso, la Treasury Competition, per decidere l’immagine che doveva comparire sui francobolli. Il premio era di seicento sterline. I concorrenti potevano inviare anche dei bozzetti per i francobolli destinati alla corrispondenza di Stato. Questi ultimi dovevano contenere la sigla VR (Victoria Regina).

Parteciparono in più di 2.600, ma non vinse nessuno. Pertanto, la commissione optò per un profilo della sovrana su sfondo nero ripreso da un’incisione di William Wyon.

Non vinse nessuno, ma quattro artisti si distinsero e si divisero il premio. Tutte le illustrazioni vennero esposte in una sala di Buckingham Palace e quasi tutte oggi si trovano nella Collezione Reale Britannica, tranne quelle che appartengono a collezioni private.

I FRANCOBOLLI DENTELLATI

Dobbiamo la dentellatura all’ingegner Henry Archer, che nel 1848 ideò la perforazione meccanica dei francobolli. La dentellatura li ha resi più facili da separare e da utilizzare.

JamesJames Chalmers

Nel 1879, Patrick Chalmers, figlio del libraio scozzese James, portò in tribunale gli eredi di Rowland Hill perché voleva che venissero riconosciuti i meriti del padre. Disse che il genitore già nel 1834 aveva creato un prototipo del francobollo e che nel 1838 aveva proposto a Hill un campione di contromarca postale con la scritta NOT EXCEEDING HALF AN OUNCE, una sorta di anticipazione del francobollo. Non ottenne denaro, ma una soddisfazione morale sì.

I FRANCOBOLLI COMMEMORATIVI COMMEMORATIVI

I francobolli commemorativi hanno lo scopo di celebrare un evento o un personaggio significativo per lo Stato che li emette.

Il primo a stamparli fu il Perù, nel 1871, per il cinquantesimo anniversario della ferrovia Lima-Callao.

I primi francobolli italiani di questo tipo uscirono nel 1910, per ricordare l’annessione del Regno delle Due Sicilie, iniziata nel 1860. La serie si chiama Garibaldi e presenta delle effigie dell’eroe dei due mondi.

IL FRANCOBOLLO PIÙ COSTOSO COSTOSO

Una base di partenza tra i 1.5 milioni e i 2.5 milioni di dollari è interessante. Tuttavia, non si tratta del record assoluto. Il valore del Centesimo Magenta della Guyana si aggira intorno ai 10-15 milioni di dollari. Nel 2014 chi se lo è aggiudicato ha sborsato 9.480.000 dollari. Nel 2021, lo hanno rimesso all’asta.

Dobbiamo tornare al 1856. A quei tempi, la Guyana Britannica era una colonia del Regno Unito. I francobolli arrivavano dalla madrepatria, ma nel febbraio di quell’anno erano tutti esauriti. Allora, il governatore autorizzò una tipografia locale a stamparli. Ma proprio nel giorno dell’emissione, arrivò il rifornimento dall’Europa. Pertanto, quelli made in Guyana dovettero essere distrutti. I pochi rimasti divennero introvabili e, di conseguenza, ambitissimi.

Nel 1873, un dodicenne di Demerara, Vernon Vaughan, ne vendette uno, ritagliato da una lettera. Per sei scellini. Questo francobollo oggi vale quella somma pazzesca perché è l’unico esemplare in circolazione.

Il TRESKILLING GIALLO GIALLO

È un francobollo svedese e ha una storia simile a quella del Centesimo Magenta. Risale alla metà del XIX secolo ed è giallo e non verde a causa di un errore. Nel 1885, un ragazzo di quattordici anni lo ritagliò da una lettera della nonna e lo vendette a un collezionista.

Nel 1996, il Treskilling Giallo è stato comprato per 2.875.000 franchi svizzeri. Nel 2010 è tornato all’asta. La seduta si è svolta a porte chiuse e non conosciamo né il nome dell’acquirente né la cifra che ha pagato.

Ha avuto proprietari illustri come lo Stato Francese e Re Carlo II di Romania. Una banca svizzera lo accettò come garanzia. Ne esiste solo un esemplare e il suo valore facciale è di tre scellini.

IL GRONCHI ROSA

Proprio il Perù ha avuto un ruolo importante nella creazione del mito del Gronchi Rosa, probabilmente il francobollo italiano più famoso.

Come nel caso delle 500 lire caravelle, tutto nacque da un errore. Il Gronchi Rosa uscì il 3 aprile 1961, in occasione del viaggio in Sud America del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Venne creato un francobollo per ogni Paese visitato: Argentina (170 lire-azzurro), Perù (205 lire-rosa) e Uruguay (185 lire-verde).

Il disegno era il seguente: un aeroplano e una mappa dell’emisfero occidentale con l’evidenziazione del Paese interessato. Ma chi fece quello del Perù si basò sull’Atlante De Agostini del 1939 e non tenne conto del Protocollo di Rio del 1942, che aveva assegnato a Lima una parte di Amazzonia contesa con l’Ecuador.

Davanti alle proteste dell’ambasciatore Alfonso Arias, il Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni decise di ritirare il Gronchi Rosa e di sostituirlo con il Gronchi Grigio, recante la mappa aggiornata.

La maggior parte dei due milioni di Gronchi Rosa andò al macero. Inoltre, il 3 aprile 1961 era Pasquetta e questo limitò la loro circolazione. Tuttavia, se ne salvarono 79.455, 10.160 dei quali furono ricoperti da un Gronchi Grigio.

IL PRIMO FRANCOBOLLO ITALIANO ITALIANO

Il 1 giugno 1850 i francobolli fecero la loro comparsa sul nostro territorio. Ma uscirono nel Regno Lombardo-Veneto, una dipendenza dell’Impero Austriaco. Oltretutto, nel periodo preunitario. Presero il nome di Aquila Bicipite, dallo stemma della famiglia Asburgo.

Emissioni postunitarie

I primi francobolli del Regno d’Italia potevano circolare solo negli ex territori borbonici. Quelli successivi, destinati a tutto il territorio nazionale, sono modifiche di francobolli del Regno di Sardegna.

All’inizio del 1863 ne uscì uno da 15 centesimi. Grazie alla grafica nuova, al decreto di emissione e al fatto che fosse valido in tutto lo Stato, possiamo considerarlo il primo francobollo italiano (scritta presente per la prima volta anche sulla dicitura).

Il sito di Poste Italiane è di un altro parere: «[…] il primo francobollo italiano fu posto in circolazione il 24 febbraio 1862».